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EVERLANDIA DI MARTIN BRICELJ

Francesca Ezzelino

Con il suo ultimo progetto Everlandia: Virtual Travel Agency, in mostra all’ICA di Londra fino all’inizio di aprile, l’artista sloveno Martin Bricelj offre ai visitatori la possibilità di un viaggio molto particolare.

Per l’occasione il laboratorio digitale dell’istituto londinese è stato attrezzato ad hoc in modo da ricordare un’agenzia turistica: qua e là fanno capolino dei fiori dai colori accattivanti, mentre alle pareti sono affissi grossi posters che raffigurano luoghi affascinanti. Lo stesso personale che lavora alla mostra funge da agente di viaggio, solo che invece di offrirci dei depliant da sfogliare, ci fa sedere di fronte a dei computer. Everlandia è infatti un progetto multimediale che si avvale della tecnologia per affrontare un tema semplice e difficile al tempo stesso: i nostri desideri.

Nell’agenzia virtuale siamo noi stessi a costruire la meta ideale, attraverso delle scelte continue che ci vengono proposte dal computer, riguardo al tipo di cielo che preferiamo, al paesaggio che più ci ispira, alla flora e fauna che vogliamo popolino tale ambiente. Ognuno di questi quattro grandi campi presenta un’incredibile varietà di soluzioni, attraverso opzioni successive sempre più particolareggiate, tra cui anche la scelta del grado di illuminazione e della dimensione di animali e piante. Alla fine, quando ci sembra di aver dato vita al luogo più incredibile possibile, quello in cui vorremmo già essere, possiamo salvarlo con un nome di fantasia e una password, in modo da poter ritornare a correggerlo nel caso ci vengano in mente nuovi particolari da includere o da cambiare.

Il motto di questo progetto è Travel into the unknown (letteralmente Viaggiare in ciò che è sconosciuto) e due sono le chiavi di lettura possibili, le quali determinano l’ambivalenza di tale lavoro. Da un lato infatti questa frase si riferisce alla possibilità di visualizzare luoghi che non conosciamo perché non vi siamo mai stati e probabilmente non avremo mai la possibilità di visitare. Dall’altro, poiché siamo noi stessi a costruirli attraverso scelte successive tra opzioni diverse, questo viaggio si può intendere come un percorso in noi stessi, nel tentativo di scoprire aspetti e desideri della nostra mente talmente ben nascosti che non ci rendiamo neanche conto di possedere, e che quindi sono per noi sconosciuti. Martin Bricelj ci offre dunque l’opportunità di due viaggi, esternamente e internamente rispetto a noi stessi.

A questi corrispondono due diverse interpretazioni del termine Everlandia. In primo luogo, poiché “ever” significa “sempre”, l’artista vuole suggerirci che questo tipo di viaggi sono possibili in ogni momento, visto che traggono linfa vitale dai desideri, i quali ci accompagnano nell’arco di tutta la vita. Però in alcuni casi “ever” si traduce con l’esatto contrario di “sempre”, ossia “mai”, e ciò insinua il dubbio che questi luoghi, poiché nati dall’immaginazione e costruiti grazie a mezzi virtuali, non saranno mai “veri”. Siamo noi stessi a decidere la spiegazione che più ci convince.

Il progetto ha innumerevoli pregi, prima di tutto dal punto di vista tecnico, perché la grafica dei computer è eccellente e si ha veramente l’impressione di guardare attraverso il vetro di una finestra, tanto è minuziosa la cura del particolare. Inoltre è straordinaria la varietà di soluzioni tra cui si può scegliere, che permette di rendere il paesaggio il più completo e personale possibile.

Altrettanto interessanti sono le iniziative correlate: prima di tutto le cartoline con il paesaggio da noi inventato, che possiamo stampare all’ICA e inviare a chi vogliamo, proprio come se ci trovassimo in vacanza. Oltre a queste, si può ordinare un poster di grandi dimensioni raffigurante il luogo creato, con cui tappezzare la casa, e infine ci sono una serie di oggetti con il logo di Everlandia, una specie di ricordini turistici come quelli così facilmente acquistabili nelle mete vacanziere: dalle tazze, alle magliette, alle borse.

Esiste anche un sito in cui possiamo costruire il nostro paesaggio ideale e scambiare idee con altre persone che stanno affrontando la stessa avventura: la comunità di Everlandia, che in tal modo si confronta, evidenziando somiglianze e differenze reciproche, e che grazie a questi espedienti è più reale che mai.

Di certo fondamentale è il questionario anonimo che tutti i partecipanti sono invitati a compilare dopo aver creato il loro paesaggio, e che serve all’artista e ai suoi collaboratori per avviare un’indagine di natura teorica sul tema dei desideri umani e rendersi conto di difetti e mancanze del progetto, in modo da poter fare ammenda. Everlandia si presenta dunque come un lavoro non concluso, ma anzi suscettibile di miglioramenti nel futuro.

Il limite maggiore di questo lavoro è di tipo strutturale, nel senso che, per quanto vasti siano i campi di scelta offertici nella creazione della meta ideale, questi sono pur sempre stabiliti a priori da qualcun altro che ovviamente non può rispondere a pieno alle esigenze di tutti coloro che affronteranno tale viaggio. Nel mio caso, ho sentito soprattutto la mancanza dell’uomo, non solo in termini di persone, ma anche di elementi a lui correlati, come ad esempio le case. Se ciò risponde in parte alla volontà di favorire il visitatore nel suo sogno di volare alto, costruendo luoghi idillici, fuori dal tempo e lontani da tutto quello con cui ci confrontiamo quotidianamente, dall’altro lato non si può però ignorare il fatto che la nostra condizione normale è quella di esseri integrati in una società civilizzata, da cui nascono e dipendono strettamente i nostri desideri. In questo senso i paesaggi che possiamo costruire al computer sono senz’altro bellissimi, ma anche un po’ statici, ed eserciterebbero un fascino maggiore se presentassero qualche connessione con la vita moderna. L’artista intelligentemente ha già previsto questo tipo di critiche e intende rimediarvi con gli sviluppi successivi a cui Everlandia sarà soggetta, non ultima la creazione di un dispositivo atto a ricreare i luoghi ideali tridimensionalmente, in modo che allo spettatore sembri di trovarsi veramente lì. E allora forse non si avranno più dubbi sul fatto che i desideri sono un motore potentissimo e quanto mai reale nella nostra vita.

www.ica.org.uk

www.martinbricelj.com

www.everlandia.net