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George Lucas, prototipo del regista dal corpo bionico, ha intrapreso una riforma globale che va dalleliminazione dei proiettori ottici al controllo di qualità (THX) imposto alle sale cinematografiche del pianeta; il nuovo episodio della saga di <Star Wars> è una prova generale delle micro-meraviglie del futuro prossimo. II. Il cosa e il come del cybermovie La macchina influenza il linguaggio. La relazione funzionale tra luomo e la macchina, tra un soggetto forte ed un oggetto docile, così come rappresentata nelle prime stagioni del cinema di fantascienza (<The day the Earth stood still> di Robert Wise, con lalieno dalle sembianze umane che dirige il proprio robot di servizio mediante impulsi luminosi a distanza) si trasforma in un rapporto simbiotico (<Robocop> di Paul Verhoeven, praticamente una steadicam), per poi registrare il soccombere della componente umana a favore del dispositivo tecnologico. Il computer (vedi il Motion Control) prende decisioni. La paura di un cineasta eterodiretto è il leit-motiv della Sci-Fi matura: Hal9000 (9) decreta la fine dellodissea nello spazio del racconto, con un atto di forza deliberato e senza condizioni; il computer di bordo del Nostromo (10) si chiama MOTHER e allestisce trappole linguistiche ad un equipaggio di umani cui dovrebbe dare risposte e soluzioni. Il confronto tra la macchina produttiva impersonale e lAutore non è mai alla pari, linterazione è un incubo senza risveglio. La riflessione di Cronenberg è in tal senso illuminante: non esiste ibridazione che non generi dolore, il passaggio ad una nuova carne è pericoloso, intanto perché subìto, poi perché imprevedibile negli esiti parziali e finali (11). Il corpo del cinema sottoposto alle mutazioni recenti risponde con sussulti di vita di difficile interpretazione. In verità, tolti Cameron, Scott (Ridley), Gilliam e pochi altri, è raro che il cybercinema lavori sul significante. A scorrere i titoli di genere degli ultimi anni si scopre che i film Sci-Fi rendono conto degli ultimi progressi in tema di effetti e animazioni, senza incidere seriamente sui modi del narrare per immagini. <Matrix>, ultima, intrigante avventura nei meandri virtuali del futuro prossimo, è un film ambizioso nei contenuti e programmaticamente ultra-citazionista: si riconoscono le sequenze rubate a <Terminator 2: Judgment day>, abbondano riferimenti al kung-fu anfetaminico dei cineasti di Hong-Kong, e persino al caro vecchio western: il cinema in questo caso è davvero una materia prima, che lautore dalle protesi magiche plasma in iper-testo con debiti rilevanti nei confronti di unestetica di ritorno come quella del videogame (12). La teoria del cinema enumera quattro principali tipi di atteggiamento comunicativo: loggettiva, loggettiva irreale, linterpellazione e la soggettiva. Ora è chiaro che il cinema contemporaneo assume forme di sguardo alternative, originate sicuramente dallassuefazione visiva al sistema tecnologico: chiamiamo oggettiva densa quellinquadratura che riproduce unimmagine già trattata, artificiale: limmagine di unimmagine, come accade quando si vede al cinema un monitor, un televisore, senza che questi siano loggetto di uno sguardo del personaggio (13) (in questo caso parleremmo di soggettiva). Altro prodotto dibridazione protesica è la cosiddetta soggettiva vuota, ossia quellinquadratura che apparentemente suggerisce lo sguardo di un soggetto, che in realtà non esiste. E il movimento di macchina virtuoso, dalla traiettoria inaudita, che ha valore in sé perché mostra la macchina del cinema al lavoro: il modo di comunicare del cinema contemporaneo è largamente costruito con movimenti impersonali, fluidi e senza corpo consentiti dalle nuove tecnologie (14). I due <Terminator> illustrano la parabola a dovere. Nel primo atto si scontrano il presente del cinema ed un futuro ancora indefinito, mutante; nel secondo il conflitto coinvolge esclusivamente le macchine, il collaudato cyborg T 800 e il prototipo avanzato T 1000. Dal T 800, steadicam con operatore sintetico, supporto al modo di ripresa tradizionale (soggettiva e profilmico reali), passiamo al T 1000 (soggettiva vuota, profilmico virtuale). A sostanziare unidea di cinema agli antipodi, Kevin Costner ha in mente una rappresentazione neo-medievalista: il futuro dopo la macchina. <Waterworld>, esempio fulgido di kolossal freak, mostra un uomo che reinventa gli utensili quotidiani, che ha adattato il proprio corpo allelemento liquido, per un massimo grado di influenza reciproca con lambiente che è prima ipotesi di sopravvivenza. Nel successivo <The postman>, il percorso si fa più interno al linguaggio, nella direzione opposta alla cronologia del racconto; la proiezione di un film in pellicola come fatto archeologico (il cinema come memoria) è simbolica dellintera struttura di un testo per il quale lepopea western (e dunque del film-maker in carne e ossa) è ripetibile ovunque vi sia una disposizione narrativa. Il cineasta contemporaneo lavora preferibilmente sul repertorio acquisito dimmagini e di soluzioni, rinunciando a sperimentare linedito; a rileggere gli appunti fatti a Kathryn Bigelow in occasione di <Strange days> si coglie la delusione del critico di fronte ad uno spreco di termini. Lo S.Q.U.I.D. (Superconducting Quantum Interference Device) spacciato da Nero-Ralph Fiennes è una droga che promette allo spettatore di cinema uno sballo prodigioso, salvo poi tenerlo coi piedi per terra: lo Squid è la solita soggettiva ! Allatto di nascita del Costruttivismo russo, il francobollo edito in occasione della III Internazionale recava limmagine del celebre monumento a spirale di Tatlin, ed uniscrizione che diceva: Ingegneri, create nuove forme ! oggi viene naturale estendere linvito perentorio alla gente di cinema, perché si scuota dal sonno indotto dalla macchina produttiva, dalle regole della composizione e della comunicazione supinamente accettate per paura di perdere consensi. Se loperazione letteraria cyberpunk contiene un certo numero di trasgressioni forti (cut-up, interpolazioni), il cinema per ora accarezza la superficie della cosa, rinviando, forse al futuro che descrive, la domanda sul come, il momento della rivoluzione linguistica. III. Dopo la critica (la cybercritica) Già Godard contestava energicamente lidea di una critica cinematografica come termine medio tra Autore e Spettatore, sottolineando la sostanziale autonomia intellettuale del secondo; anni prima Gramsci aveva indirettamente affrontato il problema alla radice, parlando di una differenza quantitativa, non qualitativa, tra lo specialista del sapere e luomo comune, sostenendo tra laltro che non si può parlare di non-intellettuali, perché i non-intellettuali non esistono. [É] Non cè attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale (15). Gran parte del lavoro dellarte dagli anni 60 in poi tende a contrastare legemonia della critica, a ridurne il peso nel dibattito culturale; si possono leggere in questo senso gli interventi radicali del Minimalismo americano, o dellArte povera in Europa, che intraprendono un tipo di comunicazione orizzontale, scevra di tutte le possibili informazioni inessenziali, generatrici di senso ambiguo. Ecco il cubo di Donald Judd, le tautologie di Joseph Kosuth: il discorso dellarte non ha bisogno di intermediari. E interessante notare come contestualmente un cinema gigantista per vocazione sviluppi un progetto polisemico e niente affatto riduzionistico, ma che aspira al medesimo traguardo dellauto-significazione: gli autori del New Hollywood Cinema (Spielberg, Coppola, Cimino) lavorano agganciati al sistema, rielaborano i codici del cinema precedente, girano film arditissimi (si pensi ad <Apocalypse now>) eppure straordinariamente popolari; dice George Lucas, protagonista di questa stagione: Voglio produrre storie che avrei voluto vedere io da bambino, quando correvo per andare al cinema e magari arrivavo che era già cominciato (16). Per quanto riguarda i nostri anni, non è necessario citare lampia letteratura sul concetto di post-modern per ricordare che la fruizione dellarte è cambiata nei modi, nei bisogni, nelle reazioni; si è passati dalla contemplazione (modo di fruizione moderno) alla distrazione (modo di fruizione postmoderno). E il cinema ? Niente più delloggetto-film si presta agli organi del sentire, che soppianta il tradizionale guardare, ed è un sentire dal di fuori che è appunto definibile come eccitazione, nel senso che il sentire è appunto spinto fuori, fatto uscire, espulso dal soggetto e posto in un ambito neutro e impersonale (17). Oggi i film (di James Cameron, ma anche di Roland Emmerich, per esempio) sono costruiti come Eventi, contenitori rutilanti di immagini universali che si offrono ad una lettura caotica, dispersiva; restano da indagare le possibilità di una Critica che operi allinterno (o allesterno) di questo sistema. E evidente che il luogo della critica è sfuggente, immateriale, sprovvisto di un programma efficace; la tentazione di pensare una critica senza luogo, in accordo con la teoria dellarte come non-luogo (a procedere) (18), non impedisce di immaginarne le coordinate. La crisi della critica di mestiere è sotto gli occhi del lettore medio, è sufficiente aprire un qualsiasi quotidiano nazionale per scoprire che il cinema occupa stabilmente le pagine dello Spettacolo (non della cultura), e che il dibattito annesso è un mesto chiacchiericcio; gli stanchi animatori di questo salotto sono ottuagenari ostinati e supponenti. Il laboratorio della critica ha la propria sede naturale altrove, e sebbene dialoghi con un pubblico esiguo, conserva quello spessore che è condizione necessaria per affrontare il momento delle scelte. Attualmente possiamo distinguere tre ambiti fondamentali nei quali la critica può trovare una ragione dessere: << precedente Pagina 2 di 3 prossima >> | ||||
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